domenica 17 settembre 2017
COMINCIAMO SUBITO CON L'ATTUALITA', UFFA
Lo so, mi secca molto cominciare con l'attualità, ma non posso stare zitta sulla mostruosità che sta per compiersi.
Parlo della genialata della ministra Fedel che ha pensato bene di sdoganare l'uso dei cellulari a scuola, a partire, pare, dalle elementari.
L'idea è quella di far portare agli alunni il cellulare in classe, accenderlo e spegnerlo su indicazione dell'insegnante, e utilizzarlo per interessanti e utili scopi didattici.
Scopi didattici?!?
Ma in che film di fantascienza potremmo mai vedere una cosa del genere?
E anche se la vedessimo, quanto sarebbe utile veramente?
La scuola è un disastro, sempre più povera e sempre più complicata, gli insegnanti sono sotto pressione su tutti i fronti, gli alunni iper-stimolati, i genitori stressatissimi, siamo tutti spaventati dalla privacy, i poliziotti hanno paura a muovere un dito perché non gli si ritorca contro, gli ospedali ti fanno firmare plichi di carte con grande sfregio delle foreste per lavarsi le mani e la coscienza, vabbè, sto uscendo dal tema: "5 meno meno, a posto".
Ecco, mi viene in mente che se dovessi proprio sintetizzare in una parola il problema (non l'unico) che attanaglia il nostro povero mondo oggi, la parola potrebbe essere
P A U R A
Cioè insicurezza, diffidenza, mancanza di fiducia negli altri, nel futuro, nello stato (quello, poi), come se fossimo condannati ad accettare quello che pochi potenti decidono per noi.
E' ovviamente un discorso lungo e complesso, e sul quale non ho certamente la competenza sufficiente, ma tornando a noi, viene proprio da chiedersi:
perché la simpatica ministra zazzeruta deve propinarci l'idea che il cellulare a scuola può essere utile?
Perché non sa come affrontare il problema?
Non sa come affrontare i genitori?
Gli alunni che sfuggono al controllo degli adulti ogni anno di più?
Gli insegnanti che non sono più capaci, salvo pochi, di farsi rispettare?
Perché non ci sono i soldi per i tablet e allora facciamo la scuola tecnologica a costo zero?
Ma la domanda che mi sale dal profondo come un fiume in piena o un rutto da coca-cola é:
Come si può pensare che dei ragazzi che vivono in simbiosi con quello strumento, abbiano bisogno di usarlo anche in quei pochissimi spazi che finora erano (teoricamente) esenti?
Ebbene, potrebbe essere proprio paura, perché poi la gestione della cosa sarebbe addossata ai poveri insegnanti e la ministra zazzeruta potrebbe dire che, se non funziona, è perché è gestita male.
Quanto più coraggio ci vuole a dire che i cellulari devono stare fuori dalle classi, che gli adulti devono avere il potere di sequestrarli e guai al genitore che protesta, che la tecnologia va bene (poco) solo come mezzo e non come fine, che può essere pe-ri-co-lo-sa! Che tiene i nostri giovani, il nostro futuro, in un limbo in cui tutto sembra a portata di mano ma tutto è finto e non si distingue più la realtà dalla finzione? Dove i video sembrano più reali del reale, in un iperrealismo che distrugge la nostra stessa capacità di percepire la realtà?
E infine:
Ma ci chiediamo che adulti diventeranno questi nostri poveri giovani, anestetizzati dai giocattoli rincretinenti che gli adulti hanno creato per loro, per farne consumatori obbedienti?
E qui il piede si butta decisamente fuori: un'isola desertaaaaaa!
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